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Dalla notte dei tempi  nella pittura anche eccelsa si riscontra un fenomeno che per i non addetti ai lavori risulta poco o nulla comprensibile : il committente spesso risulta effigiato tra i personaggi dell’opera stessa.

Oltre che il danaro si desidera metterci ( figurativamente parlando ) anche la faccia.

Le motivazioni possono andare dalla vanità del singolo, al desiderio di “lasciare” nel tempo qualche traccia di una esistenza altrimenti banale o alla interessata adulazione del pittore che ci vede un mezzo per spillare qualche fiorino in più.

Da notare che anche pittori famosissimi ( tra gli Italiani : Masaccio, Piero della Francesca, Tiziano ,il Veronese ecc)  hanno partecipato al gioco.

Si potrebbe pensare che questo sia un vezzo ormai in disuso, vista anche la fugacità e la caducità delle espressioni artistiche dei nostri giorni che difficilmente superano gli anni,  raramente i decenni, sicuramente mai i secoli.

Eppure ci ritroviamo  Hitchcock che in ogni suo film si ritagliava una comparsata , scrittori che  nascondono tra le pagine le loro poco letterarie quotidianità,  cameramen che riprendono di sfuggita parenti, amici ed ammiratori (ammiratrici) : si soddisfa  con i mezzi a disposizione, gratuitamente o dietro compenso, la vanità, questa sicuramente, eterna.

L’idea per questa riflessione sta nel ritrovamento  ( ormai c’è anche una archeologia cibernetica ! ) tra le varie cartelle del pc, di una foto scattata qualche anno fa nel Santuario di Carpignano,  riaffrescato di recente . Mi aveva colpito  una crocifissione , discreta pittoricamente ( per carità è un giudizio personale e da non addetto !), e tra Donne piangenti  , truci miliziani  e  apostoli due personaggi che facevano la parte dei Cavoli a merenda.

Assolutamente niente nei confronti dei personaggi , che immagino possano essere figure di rilievo nell’ambito della confraternita dei frati del Santuario. Qualche dubbio sulla modalità di “imbalsamazione” e sulla attinenza e corrispondenza storica dei  particolari.

Uno degli intrusi  porta gli occhiali e non ha un aspetto confacente appieno alla situazione  (c’è un morto !)  : il pittore ha lavorato evidentemente su una foto e nel raptus artistico ha dimenticato di .. togliere gli occhiali all’anfitrione.

S.S.L.S

Una sigla, un acronimo.

[L'acronimo (dal greco ἄκρον, akron, "estremità" + ὄνομα, onοma, "nome"), è una parola formata con le lettere o le sillabe iniziali o finali di determinate parole  di una frase  o di una definizione ].

Sempre Sia Lodato Silvio

Una proposta, ironica, irriverente se vogliamo, ma dettata dalle contingenze del momento.

Si nota una voglia di “controllo”,  di  indirizzamento  asfissiante delle libertà individuali a partire dal monopolio quasi totale dei media, all’uso strumentale di gesti di squilibrati, mani e mandanti armati di souvenir. Tutto è lecito, sembra, a chi è al potere per limitare le manifestazioni di dissenso : Dal gruppo idiota e innocuo su Facebbok, alla “ regolamentazione” e disciplina dei cortei e manifestazioni varie ( da normare con decreti urgenti)

Frequento, da curioso essenzialmente, Facebook da qualche mese : l’unica pericolosità che ci ho intravisto è il contagio dalla “banalità imperante “ e dalla “condivisione  forzata“; si rilanciano messaggi, “storiche” ed “epocali” frasi da cioccolatini, responsi e consulti di oracoli idioti, fattorie e giochetti “anti-pensieri”, “lievi, eterei e innocui”. La quantità al posto della qualità.

Ogni tanto appare il nostalgico di turno che, dimenticando la sua di Giovinezza, rincorre quella dei genitori e nonni. E’ un piccolo mondo che per le frequentazioni e i modi di utilizzo sta perdendo la vera connotazione : di social ormai resta poco.

Il problema non è Facebook ma la voglia di imporre censurelimitazioni e  GABBIE.

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Dal Mattino del 6/12/2009

Cinzia Puopolo –  Melito Irpino. Non sono le industrie ad avvelenare le acque del fiume Ufita, provocando la morìa di pesci, ma gli scarichi abusivi. E’ quanto emerge dal monitoraggio ambientale del fiume Ufita, commissionato dall’Asi, che arriva nel giorno del blitz dei carabinieri e dei tecnici dell’Arpac al depuratore di Melito Irpino. A denunciare odori nauseabondi e fuoriuscita di liquami dalle vasche, erano stati alcuni cittadini residenti nella zona che hanno presentato alla stazione dei carabinieri di Grottaminarda un articolato dossier con un reportage fotografico che attestava la fuoriuscita di liquami dalle vasche del depuratore con il conseguente inquinamento ambientale. Dal sopralluogo dei tecnici dell’Arpac sarebbe emerso che le disfunzioni sono circoscritte a una vecchia vasca e non al nuovo depuratore che è, invece, perfettamente funzionante. Ma, indipendentemente dalla causa, un dato è certo: i liquami finiscono direttamente nel fiume Ufita, così come nelle acque del torrente finiscono gli scarichi provenienti da Grottaminarda che non passano attraverso il depuratore. Sarebbe questa la causa maggiore dell’inquinamento dell’Ufita, della scomparsa dei pesci che tanto ha fatto infuriare gli ambientalisti. Lo attesta lo studio del Consorzio per l’area di sviluppo industriale della provincia di Avellino che, attraverso la società “Bierrechimica srl”, ha monitorato per più di un anno la portata e lo stato d’inquinamento del fiume individuando le responsabilità. «Il risultato di questo studio che presenteremo giovedì prossimo non ci meraviglia – dice il presidente dell’Asi Pietro Foglia -. Il nostro obiettivo era quello di dimostrare che, per quanto l’attenzione delle autorità competenti sia concentrata sulle industrie e sul nostro depuratore di Flumeri, l’inquinamento del fiume Ufita ha ben altre origini. Naturalmente il monitoraggio oltre ad individuare le criticità punta anche ad avanzare le proposte per risolvere il problema. Consegneremo i risultati dello studio all’amministrazione provinciale, ai Comuni della Valle dell’Ufita e lo metteremo a disposizione delle autorità giudiziarie. Naturalmente, il problema non è circoscritto al fiume Ufita, ma investe gran parte dei corsi d’acqua presenti sul territorio provinciale, a cominciare dal Calore». L’Ufita è stato tenuto sotto osservazione per un anno e mezzo con l’obiettivo di valutare l’impatto ambientale del depuratore dell’area Asi in relazione al netto deterioramento della qualità delle acque nel periodo di magra. «Lo studio – spiega il consulente chimico Maurizio Galasso – è servito per verificare, dal punto di vista scientifico, se i reflui depurati dall’impianto potessero aggravare o meno la situazione del fiume Ufita e se non fossero essi stessi la causa del deterioramento delle acque del corpo idrico ricettore. Il monitoraggio ha riguardato tutte le condizioni meteo e di portata per arrivare ad avere un quadro completo che non solo ha permesso di valutare l’impatto del depuratore ma, in primis, lo stato del corpo idrico, le pressioni antropiche e, soprattutto, le ipotesi di intervento per un ripristino complessivo di tutta l’asta fluviale». Dal monitoraggio sono emerse due problematiche: la drastica carenza di portata nel periodo estivo e la presenza di inquinanti. «Abbiamo rilevato – dice Galasso – che un tratto a monte del nucleo industriale dell’Asi risulta completamente asciutto. Nel fiume Ufita, inoltre, arrivano scarichi non depurati che compromettono la qualità dell’acqua anche nel tratto dove la portata è perenne»

A leggere l’articolo del Mattino del 6 Dic 2009, un opera di monitoraggio commissionata dal consorzio per l’area industriale scagionerebbe le “industrie”, addossando le colpe, tutte le colpe, allo scarso spirito ecologista dei comuni confinanti, Melito e Grottaminarda.

Sorprende la corrispondenza temporale, cronometrica direi, SVIZZERA,  tra la presentazione del  monitoraggio ambientale ed il blitz al depuratore: sono troppo razionalista per credere alle favole anche se per l’ennesima volta vado a propinarvene una.

E’ mia convinzione che molti pensano di poter rifarsi la verginità facendo disinformazione : qualche neurone libero e non ancora assopito in giro si trova ancora, Per fortuna.

“Ad rivum eundem lupus et agnus venerant, siti compulsi. 
Superior stabat lupus, longeque inferior agnus.”

E’ L’incipit della famosissima favola di Fedro del lupo e l’agnello. Il lupo accusa l’agnello di sporcare l’acqua del fume ( l’inquinamento ante litteram ) .

Per ben focalizzare i termini riporto la mappa ( San Google ) con evidenziate alcuni particolari : Le industrie, il senso di scorrimento del fiume, il punto dell’ inquinamento rilevato a settembre, i torrentelli che partendo da Melito e Grottaminarda confluiscono nel fiume.

Per riprendere la favola “superior stabat Lupus” e se si guarda la mappa, Il lupus (superior stabat ) potrebbe essere la zona industriale e le sue industrie; “longeque inferior agnus”, lontano e a valle l’agnello o meglio gli agnelli , Melito e Grottaminarda ( Agnelli si ma figli di Pecore Nere, comunque. Questo a scanso di equivoci o frettolose assoluzioni).

Almeno nel caso documentato del 14/09/2009, il luogo incriminato sembrerebbe discolpare gli agnelli, e potrebbe far pensare, purtroppo non ci sono prove, alle strutture a monte. ( Per ironia della sorte nel luogo dell’inquinamento c’era la carcassa di una pecora !)

Il rimedio non è solo incolpare gli altri o lavarsene le mani : le coscienze non si ripuliscono con i comuni detersivi, magari ecologici. In questi giorni è un fiorire di scie nere che dai tanti torrentelli scaricano nel fiume i liquami degli oleifici del comprensorio non a norma ( cosiddette acque di vegetazione, altamente inquinanti).

Tra lupi, finti agnelli e volpi ognuno fa la sua parte e l’unico vero agnello sacrificale sembra essere il povero fiume Ufita.

Tutto questo tra un rimpallo di responsabilità e di (in)competenze vergognoso : eppure penso che ci sia qualcuno, pochi o tanti non so, che vivono e sono pagati per controllare e salvaguardare l’ambiente.

Qualche dubbio,concedetemelo, sulla effettiva competenza e laboriosità dell ARPAC, dopo i recenti scandali sulle assunzioni, è umano :

Attendo, fiducioso, smentite.

 

Il giorno dopo.

Dopo …. dopo una tragedia. Una morte imprevista e forse , anzi sicuramente, evitabile. Una serie di cose, contingenze, situazioni mal valutate riescono a trasformare un momento di divertimento in un tempo di dolore, lunghissimo per chi lo vive in prima persona.

Saputa la notizia ( la morte di un compaesano al falò della vigilia dell’Immacolata), il mattino seguente tra fittissime bancarelle, vocii di folla al mercato, musichette ed imbonitori, calca impressionante, a mala pena riesco a raggiungere il luogo dell’ incidente che pure era lì a due passi da quell’autentica bolgia ignara e distaccata.

A fatica arrivo sul luogo : c’erano alcuni reporter televisivi, qualche curioso, neanche un fiore.

La sensazione che ho avuto nel vedere quei tronchi enormi, inusuali, ancora fumanti, quei tavoli con ancora delle bottiglie di vino e bicchieri, un barbecue in attesa di cuocere della carne preparata  e pronta, era come di un “freeze” , un ferma immagine durante la visione di un filmato, una moviola di sentimenti in cui si era purtroppo rotto il REWIND. Ho associato a questo quadro il ricordo di un calco visto a Pompei : in entrambi si fotografava la morte improvvisa, inaspettata, illogica.

Queste cose, sporadiche fortunatamente, non avrebbero ragione di verificarsi, un falò il più grande possibile, enorme, da far invidiare, la occasionale disponibilità di enormi tronchi di palma ( pianta esotica : brucia , non brucia ?), l’uso di mezzi meccanici per formare la pira ecc, sono fatti che possono davvero passare inosservati, in un trafficato centro di paese ?

Non richiamano almeno la curiosità di chi per compito ha l’obbligo di controllare il territorio ?

Già in passato, lo ammetto col senno di poi, abbiamo nella vita di paese fatto qualche sciocchezza collettiva : ricordo qualche decennio fa e oltre delle corse di cavalli lungo il corso del paese, asfalto stradale, non transennato a dovere, in salita , col pubblico a due passi e cavalli allo spasimo e noi con i nostri figli a giocarci, senza saperlo e senza consapevolezza, la nostra piccola roulette russa.

Ancora  per qualche anno si è corso lungo le strade cittadine con i go Kart , con per fortuna solo piccoli disguidi.

Chi organizza questo genere di cose, è comprensibile, viene preso dalla frenesia, come un bambino che vede con la mente il risultato spettacolare e tende a minimizzare i rischi : da qui la necessità non di vietarle, se possibile, ma di affidarne la sorveglianza o la supervisione a personale competente. Era tanto difficile interpellare un pompiere per consigli e la messa in sicurezza di un falò così inusuale ?

Penso non sia più tempo di capricci; i tempi attuali richiedono una maturazione collettiva ed accelerata se non si vuole perdere il treno della civiltà. 

Il titolo, inutile ricordarlo, doveva essere una parodia del film di Travolta di qualche anno fa. Nel film si raccontavano i fine settimana di giovani americani tra balli, discoteche e altre sfolgoranti e luccicanti diavolerie d’oltre oceano .

Faceva da triste contraltare l’ immagine memorizzata tra i miei ricordi recenti  del Nostro Corso , in orari neanche tanto impossibili : Un corso senza vita, nessuna vetrina accesa, le luminarie natalizie ( carine quest’anno) ad allietare una folla di fantasmi.

La mente proponeva altre foto-ricordo di anni passati : Grottaminarda era la  “città che non dorme mai – The city  that never sleeps !  in questa parte di mondo e di Irpinia. Il paragone con New York, forzatissimo  sicuramente, può dare l’idea non di opulenza, ricchezza , vistosità ma di vitalità : a qualsiasi ora del giorno e della notte era facilissimo incontrare qualcuno o gruppi di persone per strada. Qualche Bar aperto con le luci accese ad attirare i cacciatori forestieri di passaggio proprio come gli specchietti che essi adoperano per richiamare le allodole.

Qualcuno obietterà che questi giorni per temperatura, clima ecc non invogliano a restare per strada. E’ sicuramente vero, ma la sensazione che ne ricavo è di un lento, inesorabile, inarrestabile declino. Ho la sensazione che manchi qualcosa e che tutti noi  ci lasciamo cullare dalla bellezza dei ricordi e ci rassegniamo ad un fatalismo che faccio fatica ad attribuire alla nostra popolazione, un po’ guascona , anche irriverente spesso , ma sempre pionieristica.

Non è solo il clima dunque. Mancano spazi e motivi di aggregazione costanti e stabili, tutte le occasioni di richiamo che hanno successo  sono occasionali e spesso imprevedibili : ad esempio l’affollatissima odierna fiera dell’Immacolata, favorita anche dalla inconsueta clemenza del tempo, una notte colorata di fine estate, un suggestivo presepe vivente.

E’ crisi, girano meno soldi nostri, ne arrivano sempre meno dall’alto e la politica ed i politici cominciano a mettere occhio anche alle piccole somme, si comportano un po’ come lo scugnizzo che ruba il cestino dell’offerta al mendicante cieco, rendendogli problematica la sopravvivenza.

A ben vedere non penso siano i soldi, o meglio non solo, il motivo della sempre maggiore ingerenza in negativo della politica nelle espressioni di socialità spontanea o strutturata di un paese : spesso è una vera e propria pulizia etnica.

E’ una occupazione sistematica ed omologante di spazi consolidati che con le buone o con le cattive devono passare sotto il controllo della fazione (clan) al momento dominante.  Gli esempi : – Le crociate per la conquista della Pro Loco  ( non so se esiste ancora, io per lo meno da cittadino non mi accorgo di una sua esistenza )- Il Festone stesso che in soli tre anni di gestione poco professionale ed improvvisata ha dilapidato decenni di storia e tradizioni- Il Forum dei Giovani occasione di aggregazione giovanile fattiva , ridotta ad  un “culturalissimo” torneo di  poker in piazza, o ad una scampagnata preelettorale a base di pasta e fagioli.

Le postazioni che si conquistano vengono annullate per incapacità gestionali; le postazioni che resistono vengono letteralmente… rase al suolo. Ricorderete il centro Sociale della Caritas che negli anni aveva rappresentato nel bene e nel male un punto di aggregazione, di manifestazioni teatrali, recite scolastiche ed altro e che essendo legato alla parrocchia  non era per sua natura conquistabile : è stato abbattuto circa quattro anni fa per far posto all’allora imminente e mai neanche iniziato auditorium.

E’ previsto  per il corso  l’invaso spaziale  che facendo pari con l’asetticità della piazza , richiamerà visitatori da altri pianeti , in numeri astronomici ma difficilmente qualificabili, stante la invisibilità agli umani dei turisti alieni. 

Lo spunto, la scusa per poter metter mano ai ricordi di “letteratura” spicciola, me l’ha procurato, involontariamente, un amico che, commentando fatti recenti del paese, ha usato letteralmente questa frase : “Ma nun s’ sazian mai !!”.

Lasciava intendere che a suo parere la politica, a tutti i livelli, mostra un incremento esponenziale dell’appetito che non tiene assolutamente conto del momento di difficoltà che il paese e la gente comune attraversano : aveva l’impressione che dal tavolo del banchetto cadessero sempre meno briciole.

Il raccontino, quasi un apologo, calzante a pennello, l’ho ripescato da letture infantili : una raccolta di Racconti del Gargano ricevuta in regalo da un maestro elementare di Mattinata che di passaggio ed assetato aveva ricambiato con l‘acqua del sapere un bel bicchiere di acqua fresca di fontana.

 

L’ambientazione ( location) era una di quelle grandi masserie pugliesi, veri e propri villaggi quasi autosufficienti, circondate da enormi distese di terreno coltivato.

Un servo, sicuramente sazio e con l’autorità riflessa di cui si sentiva investito, trafelato corre dal suo signore a “denunciare” un estraneo affamato che s’era introdotto in un campo di fave e aspetta ordini su cosa fare.

Il padrone, uomo di mondo, lo frena e gli ordina di spiare e riferire  quello che l’affamato  faceva.

Il servo, perplesso, si reca nel campo, osserva e riferisce : “ Strappa le piantine ed ingoia tutto, foglie, baccelli e fusto”.

La storia si ripete più volte a distanza di minuti :

“Ora stacca i baccelli e li ingoia”

“Ora apre i baccelli e mangia solo le fave “

Il Signore trattiene il servo che voleva allontanare a pedate il ladro ormai sazio a suo parere e lo rimanda a spiare.

Il servo torna e riferisce che l’intruso, sdraiato all’ombra di un albero, dopo aver con meticolosità ripulito le singole fave della pellicina che le avvolgeva  le lanciava in aria e cercava di afferrarle con la bocca.

Il signorotto a questo punto e solo a questo punto da il permesso al servo di cacciare a pedate nel didietro l’ex affamato.

La politica ed i politici, non penso a nessuno in particolare, sono  alla pellicina, dimostrano sempre maggiore distacco e distanza dalla realtà, continuano a mangiare non perche abbiano fame ma perché ormai è l’unica cosa che sanno fare .

E dopo “lu cunto”, spero gradito, parliamo anche del conto.

 …  Come in tutti i conti che ci presentano alla fine del pranzo nei ristoranti, anche nel conto della politica, una buona parte della cifra è rappresentata dal .. coperto : nel caso dell’oste sotto copertura finiscono le spese accessorie del pranzo ( uso e pulizia delle posate, tavolo, piatti, tovaglia e tutto quello che fa brodo (per restare in tema)  , in politica il coperto è coperto e basta ( da coprire, nascondere, celare ecc).

 Buon appetito !

 

 

 A guardare la foto di Brunetta il fustigatore, in questo inconsueto atteggiamento, ci vengono alla mente tante interpretazioni della realtà  ( che poi è unica).

Qualcuno sicuramente, in mala fede e comunista, gongolando crede di aver pizzicato a razzolare male il buon predicatore , autogiustificando così la propria fannulloneria.

Altri, confortati dagli sguardi sofferenti e assonnati degli altri personaggi della foto, si consola pensando sia stata scattata durante qualche visita di cortesia-istituzionale ( se ancora esiste !) ad un convegno dell’ Ulivo con Prodi relatore .

L’interpretazione più azzeccata a guardare le ultime, shoccanti, idee partorite dal vulcanico ministro sembra essere la seguente.

Il problema è di ordine sanitario, c’è tanta insonnia in giro, i metodi ed i farmaci per conciliare il riposo finora adoperati sembrano sempre meno adatti alla bisogna. Tra i farmaci più gettonati nella società moderna ci sono i tranquillanti e gli ipnoinducenti che comportano esborsi consistenti ai cittadini ( Non sono mutuabili !)

In considerazione che altri metodi, ormai resi desueti dalle innovazioni tecnologiche ( colore e digitale terrestre ) come il contare le pecore dell’intervallo   Rai di qualche decennio fa, non sortiscono più alcuno effetto, il ministro sperimenta in prima persona e sembra con buoni risultati un rimedio , annunciato alla stampa in queste ore .

Quindi non si tratta di”riposo”seppur legittimo, ma di lavoro vero e proprio .

Tornando seri e per la trasparenza tanto decantata e propagandata, oltre al test per le droghe , proporrei di sottoporre tutti i parlamentari, affidandone l’incarico a qualche società di Ranking estera, al test del Quoziente Intellettivo : penso proprio che ne vedremmo delle belle.!

La Fratta

Il consiglio dei miracoli

In realtà il primo titolo che mi era passato per la testa era : “ La corte dei miracoli”. L’assemblea come al solito si è rivelata anche in questo consiglio del 28/11/2009, una corte con un signore e tanti cortigiani, per lo più silenziosi ed ossequianti. Stavo per “ accendere “ ( permettetemi il riferimento televisivo, del resto un consigliere ha tirato in ballo durante il consiglio  Il Grande Fratello televisivo )  la proposta mentale, quando mi balena il ricordo di Quasimodo il gobbo di Notre Dame  e di Esmeralda la splendida gitana ,regina della corte dei miracoli  : più o meno la “Forcella” di Napoli trasportata a Parigi. Per non offendere nessuno  ho cambiato il titolo, meno ad effetto sicuramente, ma più garbato. Questi i retroscena.

Alla apertura dei lavori quando la sala andava a riempirsi , tra i primi “trans” , [ Frenate !, Marrazzo, i brasiliani ecc non c’entrano un tubo - è solo un poco di latino  ( che guaio aver fatto il Classico ) che si contrappone a “cis”] è entrato qualcuno che a voce alta  sbraitava di rompere i denti non ho capito se faceva il dentista o voleva  solo … procurarci del lavoro.

Parlare di “Cis” e “trans” in questa occasione non è  un voler fare “lo show”  (!) e dar sfoggio di cultura , lungi da me, ma serve solo a rimarcare che il presidente del consiglio ha precisato i ruoli e gli atteggiamenti che dovrebbero tenere  le persone che stanno al di qua (cis) o al di là (trans) delle “transenne” : pubblico e consiglio comunale. Il pubblico deve ascoltare in silenzio non disturbare ed avere un comportamento urbano  :  in tutta la serata le uniche parolacce le ho ascoltato da un consigliere – Presidente prenda nota !

I lavori iniziano con il primo ordine del giorno , approvazione ed istituzione di una struttura di servizio di protezione civile comunale; il relatore, un po’ emozionato- non è una colpa, legge un kilometrico regolamento  con enunciazioni e propositi faraonici ( mezzi speciali, volontari , radio trasmittenti, forse elicotteri , navi e mezzi anfibi ) . L’idea che mi son fatto io è che si sta creando un po’ di movimento per  accontentare qualcuno e per … racimolare qualche voto in futuro. E’ deprimente ascoltare che questo tipo di strutture sono state introdotte e regolamentate a livello legislativo circa 20 anni fa ( primi anni Novanta), forse allora non servivano.

Si presentavano nuove strutture  da mettere in piedi ed una mi ha colpito : il NOP, che dovrebbe essere Nucleo Operativo P?, e che  io invece Non Oso Pensare a cosa serve.

Non a caso parlavo di Chilometrica relazione ( circa ¾ d’ora) per rimarcare che il tempo spesso, in relazione agli stati d’animo individuali , può dare l’impressione di essere eterno o  fugace : è opportuno che lo si misuri con un orologio o in mancanza con una clessidra, magari si sarà  più imparziali ed equi.

Secondo ordine del giorno : un po di alchimia contabile , cifre che si prendono con una mano e si rimettono a posto con l’altra. Il sindaco che rivendica una certosina e taccagnesca  “oculatezza”  nella gestione del danaro pubblico. ( Prima o poi si parlerà anche di questo)

Terzo ordine del giorno , il pezzo forte, chiesto dalla minoranza, su un verosimile abuso  edilizio, mancato rispetto  di norme urbanistiche ,  artifizi metrici e terreni ( zone D) che si restringo e si allargano a comando, a seconda della convenienza del momento; consiglieri più o meno interessati direttamente ed altri consiglieri paladini . Gli interessati che per salvare la forma escono dall’aula, salvo origliare come servette dietro la porta . Il potere politico ancora questa sera  “scarica “  pilatescamente  le eventuali responsabilità sui funzionari rimarcando una loro libertà di manovra senza alcuna interferenza .

( Confronta un post precedente : il brutto anatroccolo)

Il titolo parla di miracoli e parliamone : Mosè che doveva scappare dall’Egitto con il suo popolo, si trovò la strada sbarrata dal mare e i miliziani del faraone alle costole, rivolgendosi al Cielo chiese e ottenne  che le acque del mare si aprissero per consentire la salvezza della sua gente e l’arrivo alla terra promessa.

Noi, più in piccolo e forse stando meno a cuore alle Divinità , il miracolo lo facciamo più modesto : spostiamo un torrente … sulle planimetrie.  Col tempo miglioreremo.

Mosè

Gemelli (ormai) diversi

Un’isola ecologica, o ecopiazzola, è un’area recintata e sorvegliata, attrezzata per la raccolta differenziata dei rifiuti, disponibile in molti comuni italiani. I cittadini possono portare anche rifiuti non smaltibili tramite il normale sistema di raccolta, tipo i rifiuti ingombranti o pericolosi. L’utilità principale è quindi, quella di evitare lo smaltimento in discarica, per recuperare risorse e tutelare meglio l’ambiente.(wikipedia)

“Il gemellaggio è un legame simbolico stabilito per sviluppare strette relazioni politiche, economiche e culturali. Esistono vari tipi di gemellaggio, fra istituzioni, enti, scuole. Queste unioni vengono messe in essere per favorire relazioni umane e culturali tra i due soggetti o enti che effettuano il gemellaggio. Il gemellaggio più conosciuto è quello costituito fra due Città o Paesi dello stesso Stato o di stati diversi.(wikipedia)

Dall’  “articoletto” riportato sopra si evince che le gestioni ( e gli stipendi – mi viene da  pensare) si sottraggono e si acquisiscono , passano dall’uno all’altro : l’unica cosa stabile e inamovibile sembrano essere … i rifiuti ed i personaggi che li “gestiscono”.

Grotta e Mirabella  qualche anno fa hanno dato vita ad un gemellaggio, oltre la vicinanza geografica , gli altri motivi di comunanza  erano allora un fiore  da sfogliare ( m’ama , non m’ama ?), la predilezione per periodiche escursioni in Alta Irpinia ad interrogare l’Oracolo  ed infine la gestione dei rifiuti .

Il fiore  è appassito, l’Oracolo perde colpi ed estimatori, il gemellaggio (se c’è ancora – non so) si regge solo sui rifiuti.La foto  mostra la nascita di una isola ecologica spontanea in pieno centro a Mirabella , località Passo  ( Una volta tanto non parlo male di Grotta !).

L’accumularsi di tutto quel ben di Dio  in un’area di sosta per pullman  e parcheggio, fa pensare quasi  al desiderio inconscio  che quei pneumatici, letto, frigoriferi e tv ecc  salissero sul mezzo e si trasferissero motu  proprio in altri lidi.

Considerando lo stato in cui versano le nostre zone ,  “munnezzamente” parlando , proporrei  una nuova e più calzante definizione di isola ecologica :  L’isola , pezzo di terra notoriamente circondata interamente dalle acque,  aggettivata con “ecologica” che richiama alla mente più la pulizia che i rifiuti, si adatterebbe meglio  a quei pochi ed ormai in via di estinzione  posti bucolici, una volta vanto dell’intera Verde Irpinia , circondati e annegati  nell’oceano di immondizia che ci circonda.

Viste le ambizioni e le elezioni politiche di vicina scadenza, consiglierei  all’interessato (i) di ristampare nuovi biglietti da visita : in caso di vittoria, vista l’esperienza accumulata, un posto da “gestore “ con  relativi stipendi  è assicurato .

E poi lo dicevano tanti anni fa i Romani : Pecunia non olet !

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