D’Estate si sa chi può prende un periodo di riposo, fisico e mentale. Si stacca la spina si dice comunemente a significare un cambio di stile di vita con meno stress e preoccupazioni, purtroppo solo momentaneo e, dati i costi, sempre più breve.

La crisi economica, anch’essa globalizzata, fa la sua parte : speculazione, cassa integrazione, licenziamenti, incertezza sul futuro comportano una carica ansiogena che si cerca di combattere con un impegno intellettuale limitato.
Nel tempo libero, magari sotto un ombrellone in spiaggia, è facile cogliere questa tendenza al disimpegno sbirciando quelle che sono gli oggetti di lettura. Il tipo impegnato (uomo o donna) legge ( o fa finta di farlo) un grosso libro di uno scrittore o poeta di grido, la maggioranza comunque si limita a cruciverba, sudoku e riviste di gossip. Signore, spalmate di creme abbronzanti, durante la tostatura discutono di corna reali o solo mondane condendo il tutto con le immancabili e macabre vicende di cronaca nera, perfette per imbastire processi e giurie popolari estemporanee .
L’estate, lo confermano le statistiche, è il momento che ci si dedica maggiormente alla lettura.
Da buon Osservatore il Papa di Roma coglie l’occasione per consigliare la lettura di testi sacri a chi va in vacanza sostituendo le letture abituali del periodo estivo notoriamente frivole e terrene con qualcosa di spirituale e degno.
L’articolo non spiega se questa lettura comporta il perdono e la cancellazione degli inevitabili peccatucci che il vacanziere, involontariamente sia ben chiaro, commette quando sollevando gli occhi dal libro o dalla rivista posa lo sguardo su bikini, tanga e rispettivi contenuti, disseminati dal maligno tutt’intorno per tentare la fede e l’osservanza.
Siamo in un momento di crisi, e nonostante le favole che ci raccontano i politici, gli echi ed i timori raggiungono anche chi cerca di allontanare la realtà.
Mi è capitato tra le mani, resto di una consumazione al bar sulla spiaggia , uno strano Euro, Greco a giudicare dalla scrittura, con effigiata una civetta dai grandi occhi.

La nostra cultura associa questo animale ad eventi sfortunati (scio’’, scio’’ cicciuvè; si dice per allontanare il malaugurio) e con un poco di cattiveria quasi mi convinco della veridicità della cosa considerando il pessimo momento che sta passando la moneta Greca e tutta l’economia di quel paese.
La civetta, come molti altri animali notturni, è considerato dalla tradizione popolare un animale che porta sfortuna, e molti si augurano che non si metta a cantare sopra il proprio tetto. Nell’antica Grecia, invece, la civetta era considerata sacra per la dea Atena (da qui il nome del genere, quello della specie riporta il nome latino dell’uccello), dea della sapienza ed ancora oggi è raffigurata in molti portafortuna.(Wikipedia)”
Se è il simbolo raffigurato a determinare la fortuna o la sfortuna di una moneta mi viene da consigliare ai nostri economisti, poco capaci viste anche le nubi che si addensano sulla nostra economia e sulla nostra divisa, di coniare in fretta un nuovo euro sostituendo la pur bella immagine Vinciana con un più benaugurante cornetto napoletano o in alternativa con una manina che fa le corna.

Quindi oltre i testi sacri, sulla spiaggia portiamo anche una Smorfia e un libro degli scongiuri.
